Mira in spagnolo vuol dire guarda, e ne abbiamo approfittato per fare un gioco di parole e così ringraziare al Assessore di Cultura di Mira, Davide Meggiato, che ci ha lasciato un commento nel post Quando c’era Mira Lanza.

Questo commento ci ha servito per capire qualcosa in più su Mira, e soprattutto per renderci conto che questa città alloggia la Villa Foscari detta la Malcontenta, una delle più belle costruzioni di Andrea Palladio.
Ora speriamo sapere di più sulla rassegna della Mira-Lanza che stanno organizzando per i giorni prima natale.
El juego de palabras que se genera tras el nombre de la ciudad de Mira y la palabra en castellano mira, nos sirve para agradecer al Asesor de Cultura de la ciudad de Mira, Davide Meggiato, que nos ha dejado un comentario en la entrada Quando c’era Mira Lanza.

Este comentario nos ayudó a entender algo más de Mira, y sobretodo para darnos cuenta que en ésta ciudad se encuentra la Villa Foscari llamada la Malcontenta, una de las más bellas construcciones de Andrea Palladio.
Ahora esperamos saber más sobre la reseña histórica de la Mira-Lanza que están organizando para los días previos a navidad.

La serie che mi piace di più delle schede telefoniche argentine è quella dedicata alle Cupole della città di Buenos Aires. Una che mi sta molto a cuore è questa della cupola del Palazzo Barolo, edificio dove ho lavorato nei primi anni della mia carriera. Scopriamo la storia che c’è dietro a questo elemento architettonico d’influenza italiana in Argentina.
Progettato come santuario per il poeta italiano, il Palazzo Barolo riflette nella sua architettura le chiavi della "Divina Commedia".
Nella decade 1910 ci sono stati due italiani, l’industriale tessile Luigi Barolo (1869-1922) e l’architetto Mario Palanti (1885-1979), che sognavano con portare le cenere del poeta Dante Alighieri a Buenos Aires, perciò costruirono un santuario. Il terreno scelto sull’ Avenida de Mayo, il corso più importante di Buenos Aires a quell’epoca, ha due fronti, uno su questo corso, e l’altro sulla via Hipólito Yrigoyen.
Sin dall’inizio la Avenida de Mayo era stata benefiziata con una normativa che permetteva un’altezza massima di 20 metri. Perciò Barolo debbe tramitare un permesso speciale per edificare 4 volte in più. Le autorità considerarono che il nuovo edificio servirebbe per essaltare la cupola del Congreso Nacional (1916). Il Barolo fu inaugurato il 7 luglio 1923.



Il Palazzo Barolo è stato dichiarato monumento storico nazionale nel 1997 ed è un attrattivo per i turisti. Si potrebbe dire più che un edificio è una leggenda.
Le strane forme progettate da Palanti attraggono anche ai cineasti: l’attore Christopher Lambert si rifugiava qui in una scena di "Highlander II" (1991), da Rusell Mulcahy. La televisione giapponese, tra altre, lo mostrano come simbolo porteño.
In alcuni dei 261 uffici del Palazzo Barolo ci sono stati inquilini come l’ex presidente Marcelo T. de Alvear e la pittrice Raquel Forner.
Il palazzo celebra la prosperità di un immigrante italiano a Buenos Aires, il proprio Barolo, che morì prima l’inaugurazione. La leggenda si acrescenta con le avventure del architetto Palanti. Pittore e scultore, aveva progettato il Padiglione Italiano per la esposizione del Centenario a 1910. Dopo il Barolo, lo fece costruire a Montevideo un altro edificio gemello —il Palazzo Salvo, di 26 piani— finchè ritornò in Italia per offrire a Benito Mussolini i suoi servizi, senza successo.
Costruito in uno stile architettonico che mischia elementi del gotico veneziano e l’architettura religiosa dell’India, questo palazzo meravigliò dall’inizio ai suoi contemporanei. Gli esperti, come lo storico dell’architettura argentina Carlos Hilger, assicurano ch’è il miglior esempio locale della "architettura esoterica" degli inizi del secolo XX. Nel libro "Arquitectos europeos y Buenos Aires, 1860-1940", racconta che Palanti convinse Barolo dell’imminenza di una nuova guerra europea e della necessità di preservare qui le cenere di Alighieri, dato che nel 1921 si celebrerebbero sette secoli della sua morte.



Secondo Hilger, l’edificio è pieno di referenze alla Divina Commedia. Le bugie del faro rappresentano i nove cori angelici e la rosa mistica. Sul faro c’è la costellazione della Croce del Sud, che si può vedere allineata con l’asse di simetria del Palazzo Barolo nei primi giorni del mese di giugno alle 19:45.
Il piano dell’edificio e la sua distribuzione si fecero sulla base della sezione aurea e il numero d’oro, proporzioni e misure d’origene sacro, che per Palanti, si trovavano nella metrica del poema. La divisione generale dell’edificio come nel poema, è in tre parti: Inferno, Purgatorio e Cielo. Il piano terra è l’inferno, i primi 14 piani sono il Purgatorio, i piani restanti sono il Paradiso, il faro rappresenta a Dio.
Il numero di gerarchie infernali è il nove, come nove sono le volte d’accesso all’edificio, che rappresentano passi d’iniziazione. Ognuna delle volte ha frasi in latino presse da nove opere diverse, dalla Bibbia a Virgilio. La cupola si ispira nel tempio induista Rajarani Bhudaneshvar (S. XII), dedicato alla religione Tantra, rappresentando anche l’unione tra Dante e Beatrice.
I canti della "Divina Commedia" sono cento, come i cento metri di altezza dell’edificio. La maggioranza dei canti del poema hanno 11 o 22 strofe, i piani dell’edificio sono divisi in 11 moduli per fronte, 22 moduli di uffici per blocco. La altezza è di 22 piani. Questo complesso di numeri rappresenta il circolo, che era la figura perfetta per Dante.
Le cenere del Dante riposerebbero sotto la volta centrale, su un punto di bronzo nel piano terra, nel Pasaggio Barolo. L’architetto Palanti creò per questo una statua di bronzo di 1,50 metro di altezza, "Ascensione”, che rappresentava l’espíritu del poeta appoggiando i suoi piedi su un condor che lo porterebbe al Paradiso. Insomma, Dante uscirebbe dal Purgatorio verso il Paradiso passando dalla Croce del Sud. Ma tutto questo non è stato possibile: le sue ceneri non uscirono mai dall’Italia.
Fonte: Vanguardias argentinas: obras y movimientos en el siglo XX. Diario de arquitectura Clarín.
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